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Gli stress test nel nucleare UE PDF Stampa
Scritto da Rodigari Mario   

06 Ottobre 2012

Gli stress test impongono al nucleare UE nuovi investimenti nella sicurezza

Sono iniziate a trapelare nei giorni scorsi le prime indiscrezioni sugli stress test condotti sulle centrali nucleari europee, i cui risultati saranno presentati ufficialmente ai 27 capi di Stato e di governo Ue in occasione del prossimo vertice comunitario, il 18 ottobre: «In generale - ha commentato il commissario all'Energia, Guenther Oettinger - la situazione è soddisfacente, ma non c'è spazio per la compiacenza: dobbiamo lavorare insieme per assicurare gli standard più elevati in ogni singolo reattore nucleare, per la sicurezza dei nostri cittadini».

L'allarme del commissario è confermato dalla lettura del rapporto ottenuto in anteprima dalla Afp, che evidenzia tutti i problemi del nucleare europeo (dalla mancanza di dispositivi di misurazione sismica a sistemi di emergenza insufficienti), tali da richiedere nuovi investimenti tra i 10 e i 25 miliardi di euro, che dovranno essere attuati entro il 2015. Lo studio individua, infatti, una miriade di potenziali rischi per la sicurezza, specie in Gran Bretagna, Spagna e Francia, senza però spingersi fino a raccomandare la chiusura di alcun impianto. I test hanno simulato gli effetti di inondazioni, terremoti e dello schianto di un aeroplano sulle centrali quando ''le normali funzioni di sicurezza e di raffreddamento'' sono disattivate. È invece ancora in corso uno studio separato sui rischi per gli impianti nucleari in caso di attacchi terroristici. Sulla base degli stress test condotti, si dovranno realizzare interventi praticamente in tutti gli impianti nucleari, in considerazione del fatto che sono stati individuati centinaia di possibili miglioramenti tecnici. Addirittura in alcuni Stati membri non sono state realizzate le misure concordate dopo gli incidenti di Three Mile Island e di Chernobyl. Tra le varie falle dell'energia atomica europea ci sono 10 impianti in cui non è ancora stata installata la strumentazione sismica e altri 50 in cui questa deve essere aggiornata.

 

Preoccupa, soprattutto, la situazione di 19 reattori sui 58 esaminati in Francia, il Paese più importante per il nucleare civile in Europa, che hanno ottenuto voti bassi in sette degli undici requisiti chiave previsti, in particolare per le dotazioni di sicurezza nel caso di gravi inondazioni e terremoti. I reattori francesi, però, sono dotati di sistemi per la prevenzione delle esplosioni di idrogeno di cui sono privi 10 impianti in Gran Bretagna e 5 dei 6 impianti in Spagna. Nei 12 impianti della Germania, invece, è stata rilevata la mancata piena implementazione di ''linee guida per la gestione di incidenti gravi''. Inoltre, due centrali in Svezia e Finlandia non sono dotate di un sistema di sicurezza di riserva automatico nel caso di mancanza di alimentazione elettrica. «Con 111 reattori europei situati in aree abitate e oltre 100mila persone che vivono entro i 30 chilometri da un impianto, l'Unione Europea deve imparare le lezioni di Fukushima per poter ridurre ulteriormente il rischio di incidenti nucleari in Europa», conclude il rapporto.

Che il momento non sia semplice per il nucleare europeo lo conferma anche una notizia che arriva dalla Finlandia, dove il gruppo elettrico Tvo ha annunciato di aver chiesto circa 1,8 miliardi di euro di danni al consorzio Areva/Siemens nell'ambito della controversia legale sui ritardi nella costruzione del reattore Epr di Olkiluoto. Il procedimento era stato avviato nel 2008 di fronte al tribunale arbitrale della Camera di commercio internazionale. L'Epr in costruzione dal 2005 a Olkiluoto, nel sud est della Finlandia, sarebbe il terzo reattore della centrale, il primo della nuova tecnologia European Pressurized Reactor, e sarebbe dovuto entrare in servizio nel 2009 secondo la tempistica iniziale. Attualmente Areva e Siemens prevedono l'avvio del reattore nel 2014 ma Tvo ritiene impossibile che si rispetti la scadenza.

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Ultimo aggiornamento Sabato 06 Ottobre 2012 15:51