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Scritto da Rodigari Mario   

20 Agosto 2012

Paolo Scalera: La rete è più intelligente di quanto crediamo

L’evoluzione della generazione, della distribuzione e del consumo di energia fa pensare al fatto che la nostra rete deve diventare più smart, ma non che già non lo sia, spiega Paolo Scalera, responsabile Bid e Proposal per la business unit Power Generation di ABB in Italia.

La domanda provocatoria da lui posta recentemente allo Smart Grid International forum di Roma lo scorso giugno è essenzialmente se stiamo reinventando la ruota nel campo delle smart grid. La rete esistente è infatti già intelligente sotto molti punti di vista; la vera sfida è renderla ancora più intelligente ed efficiente integrando al meglio i sistemi per la produzione di energia.

“Sappiamo di poterci - e doverci - avvalere di energia da fonti rinnovabili quali il solare e l’eolico. Ora, se da un lato esse sono un toccasana per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, dall’altro creano comunque problemi aggiuntivi per la gestione del sistema, proprio perché sono instabili e difficili da prevedere. Un ulteriore aspetto sfidante riguarda la distribuzione di energia a livello di bassa tensione” ha aggiunto Scalera. “Non siamo più solo in presenza di flussi unidirezionali dall’alta alla bassa tensione; ora i flussi di energia sono infatti multidirezionali, e questo tipo di sistema non è semplice da gestire”.

La nostra visione sulle reti intelligenti

La risposta che un manuale darebbe a questo tipo di sfide è certamente la smart grid, che copre un vastissimo spettro di tecnologie: trasmissione e distribuzione dell’energia, generazione e sistemi di controllo, information technology (IT) e comunicazione, sistemi per il monitoraggio e il controllo da remoto, sistemi di sicurezza cibernetica. Tutte tecnologie che arricchiscono e completano il sistema elettrico a 360 gradi.

Il risultato è un sistema avanzato che può sapientemente integrare le azioni degli utenti connessi – dalla generazione di energia all’utenza finale, includendo anche chi al tempo stesso produce e consuma energia, i cosiddetti “prosumer” – per fornire energia in totale efficienza, sostenibilità ed economia.

“Ciò che intendo dire è che molte delle caratteristiche di una rete intelligente, come il dimensionamento della rete, il coordinamento delle protezioni, una corretta analisi di sicurezza e stabilità, lo SCADA (supervisory control and data acquisition), i sistemi per la gestione dell’energia (EMS), e quelli per la distribuzione (DMS),nonché le telecomunicazioni e l’ICT, sono già presenti nei nostri sistemi di rete. C’è già un notevole livello intelligenza, quindi forse le nostre reti sono già smart, e già lo erano prima che il termine smart grid iniziasse a prendere piede.”

Il modello delle microreti

Paolo Scalera, responsabile Bid e Proposal per la business unit Power Generation di ABB in Italia

Invece di focalizzarsi esclusivamente sulla ricerca di nuove tecnologie, la proposta di Scalera è di guardare a nuovi modelli di business per la rete, così come a nuovi approcci per la gestione del sistema elettrico. Scalera indica le microreti come possibili modelli, e in particolare la tecnologia di Powercorp, società recentemente acquisita da ABB.

“Tale tecnologia comprende sia hardware - una soluzione a volano che fornisce rapidamente un bilanciamento energetico a breve e brevissimo termine, ad esempio per bilanciare le fluttuazioni nella produzione dei generatori eolici – sia software, estremamente sofisticato e in grado di commutare tempestivamente il comportamento del volano da carico a generazione, a seconda della richiesta di rete. Inoltre, il sistema di controllo distribuito gestisce in maniera integrata e coordinata tutta la microrete: generazione, carico e accumulo.”

Molteplici fonti di generazione di energia (gasolio, sole, vento), se integrate da una superstruttura IT sofisticata, veloce e integrata, rendono una microrete una smart grid.

Su queste basi è possibile implementare una metodologia di controllo basata su livelli gerarchici. Al livello più alto, ossia quello del controllo dell’intera rete, è richiesto il massimo dell’intelligenza per poter gestire ed elaborare ingenti quantità di dati, ma anche tempi di intervento meno spinti. E’ qui che operano i sistemi SCADA, EMS e DMS. Al contrario, al livello gerarchico più basso, ossia i PLC e le protezioni in periferia, si richiede una minore intelligenza, ma tempi di intervento rapidissimi, nell’ordine dei millisecondi.

A metà strada si attestano i sistemi di automazione delle sottostazioni, dove requisito fondamentale è la rispondenza allo standard IEC 61850 basato su comunicazioni Ethernet.

Più che semplice tecnologia

Ma le smart grid sono più che semplice tecnologia, ribatte Scalera. “Dobbiamo valutare e sperimentare nuovi modelli di business, ed è fondamentale coinvolgere tutti gli stakeholder nel processo.”

Per esempio, la tecnologia necessaria per realizzare il demand response, ovvero la partecipazione attiva dell’utenza elettrica, non è complicata, ma richiede un nuovo modello di business. In Italia siamo ancora molto distanti, e il massimo sforzo è stata l’introduzione della cosiddetta tariffa bioraria, mentre in alcuni degli Stati Uniti gli utenti ricevono informazioni in tempo reale dalle utility, che li spingono a differire i propri consumi verso fasce orarie caratterizzate da prezzo dell’energia inferiore per ridurre la bolletta.

Dal carico alla generazione all’investimento, gli stakeholder tutti devono essere coinvolti, perché alla fine la rete è tanto intelligente quanto la somma delle sue parti.


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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Agosto 2012 06:45