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Si fa presto a dire cemento PDF Stampa
Scritto da Rodigari Mario   

14 Agosto 2012

Si fa presto a dire cemento

Nell’Italia colpita dai terremoti c’è chi ha messo a punto materiali da costruzione in grado di resistere alle scosse, grazie ai rinforzi in fibre d’acciaio. È un gruppo di 170 ricercatori che lavora in un centro avveniristico presso Bergamo. La loro prossima sfida? Un rivestimento in grado di recuperare l’acqua piovana.

Camici bianchi e betoniere, esili ricercatrici del Politecnico di Bari e «magutt» bergamaschi con gli scarponi da cantiere, strutture ardite ed eleganti, aria pulita e, dietro le vetrate, un frutteto ordinato. Siamo all’I.lab, il laboratorio di ricerca e sviluppo della Italcementi, quinto produttore di cemento al mondo (74 milioni di tonnellate in 21 paesi).

In questo edificio, inaugurato in aprile, una punta di freccia bianca che chiude il Kilometro Rosso di Bergamo, parco dell’innovazione che corre lungo l’A4 verso Venezia, gli uomini della Italcementi operano in un ambiente che rappresenta anche il top del politically correct in tema di energia ed ecologia, tra pannelli fotovoltaici e un impianto geotermico con 51 pozzi che garantisce aria temperata tutto l’anno, tanto che l’I.lab si è guadagnato la certificazione Platinum dello standard Leed (Leadership in energy and environmental design).

È in queste stanze che si studia un cemento «fibrorinforzato» per ritardare il collasso delle strutture sottoposte allo shock di un terremoto. Insomma, è lo showroom di quella che sarà l’edilizia del futuro, il luogo dove uno dei materiali più antichi diventa sempre più ecosostenibile, perché può abbassare l’inquinamento; più economico, perché dura di più; ed esteticamente più bello.

L’I.lab è stato progettato dall’americano Richard Meier, che con il gruppo di Bergamo ha collaborato anche per creare il Tx, un cemento con biossido d’azoto che, stimolato dalla luce, trasforma le molecole delle sostanze inquinanti e le rende eliminabili con l’acqua piovana o per caduta. La sua opera modello è la Chiesa del Giubileo, ultimata nel 2003 a Roma, con tre enormi ali di cemento bianco Tx.

All’I.lab lavorano 120 persone, altre 50 sono impegnate nel centro di ricerca Technodes di Guerville, vicino a Parigi: fra di loro ci sono ingegneri, chimici, fisici, geologi «e tanti bravi tecnici, gente che è cresciuta nei cantieri, conosce a fondo i materiali ed è capace di interpretare le idee dei ricercatori».

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Ultimo aggiornamento Martedì 14 Agosto 2012 20:07